Benvenuti nel mio mondo fatto di fili. Il lavoro è arduo, ma ogni tanto cercherò di scrivere qualcosa. Vi consiglio di leggere tutti i miei passaggi così da tenervi informati. Se volete commentare fate pure. L'importante è che ci sia sempre un nome per distinguervi e che siate corretti.


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mercoledì 27 gennaio 2016

59) Una voce lontana



Tu sei mia amica da molto tempo.



Queste parole risuonavano dentro Zoe.
Quando l'ha conosciuta. E dove?



Tu lo sai bene.




Queste furono le ultime parole di quella creatura misteriosa prima di essere risucchiata da quel bagliore accecante.

Zoe pensava che non ritornasse più finché...







Finché non sentì un pianto sommesso, quasi ovattato e un'altra figura si presentò davanti a lei.







Questa volta Zoe non poteva che guardarla rattristata.
Tanto che le chiese: "Chi sei?"


Aspettò in silenzio finché quella malinconica figura le rispose:

"Io sono Aulonia."

giovedì 19 novembre 2015

58) Presenze

Ci sarà sempre una nuova alba, un nuovo inizio per te...


Quelle parole risuonavano nelle orecchie di Zoe.
Finalmente ha con sé una persona che importi di lei.


Ci sarà sempre una nuova alba...


Ancora.
E la voce sembrava cambiare, quasi distorcersi.


"Chi sei tu?"
Per un attimo Zoe guardò Agata come se lei fosse un'estranea.
Non sapendo cosa fare, ritornò a dormire.


Ed ecco l'immagine da dove proveniva la voce.






Dopo essere stata un attimo folgorata dalla visione, e riprendendosi un attimo, Zoe chiede alla creatura misteriosa: "Chi sei tu?"
Anche senza avere la bocca, la creatura risponde:


Io sono una voce, un suono che viene tessuto per essere liberato e alla fine mangiato.
Ma ancora non ho accarezzato pienamente la terra, l'aria, il fuoco e l'acqua.
Sono ancora una voce vergine, ho bisogno di maturare.


Chi mi mangerà?
Chi mi farà sua?
Chi vorrà prendermi con sé?



Zoe era titubante: quella creatura dalla strana forma che sembrava essere appena partorita dalla luce aveva una voce che appariva provenire dall'oscurità di un cunicolo.
Eppure quei suoi occhi spalancati sembravano urlare aiuto.
Inoltre non era chiaro se la creatura fosse maschile o femminile.


"Se... se... se non mi fai del male, io sarò tua amica."
Zoe cercava di dissimulare la voce tremula ma non ce la faceva.


La creatura misteriosa si avvicinò e allungò il braccio destro verso Zoe che rimase impietrita ma poi si calmò un attimo quando vide che quella creatura le accarezzò il viso.
Poi si avvicinò ancora di più a Zoe, chinandosi su di lei e sussurrandole all'orecchio:




Tu sei mia amica da molto tempo.

giovedì 12 novembre 2015

57) Una nuova alba

Mattina.
Un'altra mattina per chi si sveglia e per Zoe.
Un'altra mattina come tutte.

Ma Zoe si trovava in un altro edificio, per lei sconosciuto. Si trovava accanto a una donna, sconosciuta anche questa anche se da poco sapeva il suo nome, ovvero Agata, e poche informazioni su di lei.


"Dormito bene?" chiese Agata con un sorriso appena vede Zoe sveglia o almeno si stava svegliando.
"Sì" rispose Zoe sbadigliando.
"Sognato qualcosa di bello?"


La nuova domanda di Agata lasciò la bambina interdetta: nessuno le aveva mai chiesto se aveva sognato qualcosa.

"Eh" rispose imbarazzata Zoe "ho sognato una bambina... No, non io. Ma una bambina più grande di me. Aveva i capelli scuri e volava tra le stelle su uno di quegli animali che ci sono in fotografia."
"Sai che animale era?" chiese incuriosita Agata.

Zoe fece cenno di no.

"Peccato." rispose sempre sorridendo Agata "Ricordi qualcosa di importante nel sogno?"

"La bambina era felice."

Il ricordarsi di quella bambina dal sorriso raggiante la fece sorridere a sua volta e Agata rispose a sua volta con un altro sorriso però il momento dopo quel sorriso si spense.

"Zoe" chiese Agata tristemente "Vedo che con me parli molto, ma dimmi. Perché con la tua mamma non parlavi?"


La mamma. Chissà come sta, pensò Zoe. Chissà se ha dormito e se pensa anche un solo attimo a lei.

"Se non vuoi rispondere, non importa." disse frettolosamente Agata.

"Non parlavo con la mamma perché tanto era inutile. Tanto ogni cosa che dicevo a lei non importava e quindi ho pensato che tanto non era così importante parlare."

























Dopo un silenzio che sembrò durare un'eternità tra la bambina e l'anziana, Zoe si alzò di scatto e si diresse subito nel balcone.
Per la preoccupazione, Agata la seguì.
Davanti a loro c'era una magnifica alba.






Zoe aveva gli occhi pieni di meraviglia, colmi di lacrime che non aspettavano altro di sgorgare, ma un'emozione molto più forte di loro le costringeva negli occhi facendoli brillare.

Agata le poggiò delicatamente una mano su una spalla e le sussurrò: "Non aver paura di quello che è successo in passato e di quello che succederà in futuro. Ci sarà sempre una nuova alba, un nuovo inizio per te."



domenica 25 ottobre 2015

56) Agata

"Chi sei tu?"

La domanda di Zoe sull'identità dell'anziana venuta a prenderla finalmente era stata pronunciata.
Dopo aver cercato una stanza, per poi ripartire il giorno dopo, finalmente Zoe poteva sapere chi era quella donna così misteriosa.

"Prima di risponderti" disse l'anziana "avrei una cosa da chiederti. La tua mamma ti ha mai parlato di me?."

Zoe fece cenno di no con la testa.

"Lo immaginavo" sentenziò la donna "Comunque una promessa è una promessa. Vedi, mia cara, io sono una lontana parente tua e di tua madre. Pensa, mia cara bambina, ti ho vista nascere. Io mi chiamo Agata."


Zoe provò ad immaginare il nome e lo ripeteva tra sé e sé.

"Posso chiamarti nonna?" chiese titubante Zoe.

Agata sorrise.

"Certo che mi puoi chiamare nonna."


"Ma la mia vera nonna dov'è? Dove sono tutti?"

La voce di Zoe quasi si ruppe.


Agata rimase molto imbarazzata da questa domanda e questo fu notato da Zoe che decise di cambiare argomento.


"Nonna, hai detto che mi hai vista nascere. Com'ero?"

La nonna sorrise.


"E' stato un parto molto difficoltoso e insieme avevi così tanta voglia di nascere. Ricordo ancora il tuo pianto fragoroso e squillante. Pensa mia cara piccola, sono stata una di quelle che ti hanno tenuta subito in braccio."


Altre domande aveva in mente Zoe ma Agata la interruppe.

"Zoe, abbiamo tutto il tempo per conoscerci, per fare altre domande. Ora dormiamo che domattina dobbiamo svegliarci presto."


Zoe non riuscì ad addormentarsi subito. Riguardò la sua nonna o meglio colei che lei può chiamare nonna. Un pensiero le balzò in testa. E se in realtà, Agata fosse la sua vera nonna? Perché dire che è una lontana parente?
Comunque quello che la consolò era che magari d'ora in poi non si sentirà sola.
Così abbracciò il suo orsacchiotto e si addormentò in quella camera desolata.


Un'immagine fuoriuscì dalla sua mente, un sogno fugace.
Una ragazza in volo su una manta che attraversa il cosmo.
Cosa potrebbe mai essere?




Zoe riabbracciò l'orsacchiotto: la velocità del volo le sembrava troppo forte.

domenica 18 ottobre 2015

55) Pausa

"Dove siamo?"

Ormai la piccola valigia scura che Zoe stava tenendo in mano cominciò a pesare.
"Possiamo fermarci?" chiese Zoe con un filo di voce.
"Va bene" rispose l'anziana.
E così Zoe cadde per terra come se non ci fosse più niente a sostenerla.


"Sei molto stanca vedo." notò l'anziana "Ma che cos'hai in quella valigia?"
Zoe non fece in tempo a fermarla che l'anziana aprì subito la valigia.
Dentro c'era un orso bruno di peluche.
L'anziana era alquanto stupefatta: "Tra tutte le cose che potevi prendere dalla tua camera, ti sei portata dietro un peluche?"
"Un vestito si può ricomprare, il mio orso no."


La risposta di Zoe fu così semplice che l'anziana non proferì più parola. Rigirando l'orso vide che gli occhi erano staccati.
"Vedo che il tuo peluche non ha più gli occhi. Se vuoi lo riparo."
"NO!"
Con un balzo Zoe prese il peluche e lo strinse a sé.
L'anziana era alquanto meravigliata da questa reazione.
"E' così che lo conosco e poi se lo ripari, dovrò cambiargli nome!"


La curiosità verso questo orsetto crebbe sempre di più nell'anziana.
"Ah sì? E come si chiama se posso saperlo?"
"Orsetto Orbetto!"


All'anziana per poco non scappò una risata.
"Orsetto Orbetto?!?" chiese infine con una nota di meraviglia.
"Sì" rispose Zoe "e sono fiera di avergli dato questo nome!"
"Immagino."


L'anziana si allontanò per ridere.
Quando si voltò vide Zoe sconsolata con in mano l'orso di peluche.
"E'...è...è brutto come nome?"
"No affatto" sorrise l'anziana accarezzandole la testa. "Sono rimasta molto stupita dalla tua capacità inventiva."
Zoe non capì molto della frase, ma vedendo il suo sorriso le sembrò una cosa buona tanto che chiese all'anziana: "Visto che tu conosci il mio nome e quello del mio orso, posso sapere il tuo?"


L'anziana rimase meravigliata da questa domanda e sorrise ancora.
"Va bene" rispose "ma prima cerchiamo un riparo per la notte. Solo dopo ti dirò il mio nome."
"E' una promessa?" chiese titubante Zoe.

"Sì è una promessa."


mercoledì 30 settembre 2015

54) Ritorno

Il tempo per guardare indietro non esiste. 
Mai.
Ma andare avanti è difficile, a volte. 


E ogni cambiamento è un salto nel vuoto, più o meno drastico, più o meno doloroso. 


Lasciare la stabilità momentanea per seguire un'estranea è del tutto folle, ma una strana sensazione sembra ricordare a Zoe che è tempo di avere delle risposte. E quindi bisogna cercarle. Ma risposte a cosa? A quali domande?



Tessendo i fili dei suoi pensieri, Zoe non sa se essere impaurita o felice per quella nuova avventura, ma tenendo in una mano la piccola valigia scura, si avvia verso l'anziana che è venuta a prenderla. 



Lei le protende la mano e Zoe l'afferra. La sensazione della pelle rugosa a contatto con la sua così giovane la pervade fin nella sua profonda essenza. 





Sì, è l'inizio di qualcosa di nuovo. 


Eppure la sensazione è quella di un ritorno.


Strano, perché il tempo per guardare indietro non esiste. 










Questo post appartiene a Romina Tamerici, la vincitrice di questo concorso

martedì 21 aprile 2015

53) Una nuova partenza

Una donna anziana, mai conosciuta prima, richiede la presenza di Zoe.
E' forse una vecchia strega venuta a riscuotere il suo antico patto?
E appena giunta nella sua casa, che cosa succederà a Zoe?
Questo inoltre vorrebbe dire lasciare da sola la madre...





"Non è che poi la mamma si sentirà sola?"






La domanda stupisce sia la madre che la sente parlare sia la donna anziana che le sorride dicendo: "Non ti preoccupare di tua madre. Starà benissimo. Ora vai su e prendi tutti i tuoi vestiti e quello che vorrai portare con te."



Zoe guarda per solo un attimo la madre e corre nella sua stanza.
Intanto che sta decidendo cosa portare via con sé, viene attirata da qualcosa.
Sta tramontando.
Un altro tramonto come quello di tutti i giorni.
Eppure forse questo tramonto ha altro da dire...


"Zoe!!! Sei pronta?!?"


Una voce dal basso sta tuonando.
Non c'è tempo per pensare ai tramonti, neanche quello per guardare indietro.



giovedì 22 gennaio 2015

52) La luna azzurra

Zoe non capisce.
Non comprende perché gli altri ridono di lei.
Che cosa ha detto di male?
Dopotutto lei la vede la luna azzurra. Non se la sta mica inventando.
Che cos'è la luna azzurra?
E' così che lei chiama quella sfera così assomigliante alla luna che però si vede di giorno.
La luna azzurra è come un leggero disegno a matita su uno strato spesso e blu di vernice.
Sembra essere trasparente, ma non è invisibile.
Allora perché non le credono?
Neanche gli altri bambini della sua età.
Ah, se Zoe avesse qualche potere magico, saprebbe benissimo cosa fare.
Prenderebbe la luna, così da farle alcune domande, e la filmerebbe.
Tutti gli altri, bambini e adulti compresi, non potranno che starsene zitti e con la testa bassa al vedere il filmato.
Non si può non credere alla luna.
Ma Zoe non ha poteri magici.
E' solo una bambina e non può fare altro che fissare il soffitto dal suo letto.


"Zoe, vieni qui."


La madre sta chiamando e sembra una cosa urgente.
Zoe si mette le pantofole, chiude la porta della sua camera cercando di non sbatterla troppo forte e va nella sala da pranzo.


Una donna dai lunghi capelli d'argento la sta osservando con un sorriso

mercoledì 31 dicembre 2014

51) Incontro con il buio

E' da poco passata la mezzanotte.
E' una notte speciale questa poiché è la notte di Capodanno.
Sono le prime ore dell'anno nuovo e ancora l'alba deve venire.
Oramai c'è solo silenzio dove tutto prima era festa e rumore ed è in questo silenzio che Zoe si alza.
Si sente come chiamata da qualcosa.

Non passa molto tempo prima che se accorga: fuori nevica.




O meglio, sembra neve, ma quelle piccole sfere bianche sembrano portare una luce.

Zoe chiude subito gli occhi.
Eccolo lì il buio completo eppure è come se alcune forme astratte si stiano formando.

Che cosa nasconde veramente il buio?
In quel momento Zoe sente un attimo di paura: non sa cosa aspettarsi dal buio.
Ma nel frattempo si fa largo un sorriso.
Sente sulla pelle una strana sensazione come se tante formiche stessero passeggiando facendole solletico.
E' una strana agitazione questa per lei.
Si immagina alla scoperta del buio, alla scoperta di quel territorio sconosciuto e appena ha questo pensiero l'ansia verso il buio sparisce perché si sente come protetta, come se il buio stesso avesse capito.

Adesso sì che Zoe può andare a letto serena.
Non solo si aspetta un anno nuovo, ma per lei questa del buio è stata un'importante scoperta.


martedì 11 marzo 2014

50) Ninna nanna di una notte

Corpo leggero che viaggi
nell'aria sospeso
perché ti sei arreso?
Dalla vita trai degli assaggi.
L'energia che ti rimane,
la veste eterea che ti avvolge,
dove il sole tuo sorge?
Ci vediamo all'indomane.





"Se mi guardo indietro, in quel momento, non ricordo tanto bene di cosa pensassi.
Pensieri, emozioni, ai quali non riuscivo a dare un nome reale, che venivano fuori cercando di scompigliarmi le idee.
Comunque, su una cosa ero sicura.




Se non potevo avere un'infanzia come tutti gli altri, se davvero dovrò essere da sola, allora reinventerò da me la mia infanzia."


Zoe

giovedì 28 novembre 2013

49) Il palloncino

Il palloncino è come un fiore, sempre rivolto verso il cielo.
Solo che un fiore è legato alla terra e non può staccarsi. 
Se si stacca, muore e solo allora può andare su per il cielo, trasportato dal vento..
Il palloncino muore se resta per terra.
Solo nel cielo lui può vivere.
Solo nel cielo può vedere quel blu così intenso.
Deve essere bello stare lassù e toccare il cielo.
Deve essere davvero bello...




Se Zoe pensasse ad alta voce, molto probabilmente sarebbero queste le sue parole.
Semplici frasi.
Eppure Zoe se ne sta zitta a vedere quei palloncini che, liberamente, vagano per il cielo.
Chissà cosa pensa mentre è stata rinchiusa in quella stanza.
Almeno la finestra è aperta e Zoe è lì incantata.
Forse vorrebbe essere in quel momento proprio un palloncino o forse si sta chiedendo chi stia trattenendo il suo filo.
Oppure non sta pensando a niente.
Semplicemente sta guardando quei palloncini volare e in quel momento si sta dimenticando di quanto prima si fosse sentita così sola.
Molto probabilmente adesso non si sente così sola, ma quanto durerà?
Intanto i palloncini stanno ancora volando e Zoe continua a fissarli anche dopo che sono diventati un puntino nel cielo, anche dopo che non ci sono più.
Lei rimane lì incantata e in quel momento non si sente sola.



venerdì 4 ottobre 2013

48) Soli

"Non mi sono mai vergognata tanto in vita mia. Adesso tu Zoe rimani qui."








La mamma ha chiuso la porta e mi ha lasciato qui in casa, ancora una volta.
Lei è sempre la stessa mamma che mi dà da mangiare, che mi accompagna a letto?


Vabbé cosa posso fare?
Mmmh...
Facciamo un gioco.
Facciamo che io ero una principessa.
O un principe?
Facciamo che io ero tutti e due.


Toh, un piccolo animale.





Ciao, vuoi giocare con me?
Non c'è nessun altro qui.



domenica 29 settembre 2013

47) Zoe

"Zoe. Lei è Zoe." disse la madre della bambina.
"Ah, allora è lei la mia piccola paziente?" chiese il pediatra.
"Sì.".
La voce della madre era dura come una sentenza.
"Bene" continuò il pediatra "però ho bisogno di parlare da solo con la piccola."
La madre, stringendo a sé la sua borsa, stava per ribattere a quello che le sembrava un affronto.
Si morse le labbra e alla fine se ne andò sbattendo la porta e sedendosi nella sala d'aspetto.
Il pediatra si rivolse ancora a Zoe:
"Prego, siediti pure" e così la bambina fece, obbediente come un piccolo soldato.
"Allora, Zoe" chiese il pediatra "mi hanno detto che tu non parli. E' così?"
E la piccola lo guardò con uno sguardo vuoto che uno non si aspetterebbe da una bambina che ha circa sei anni.
Il pediatra aveva sentito parlare di bambini affetti da mutismo selettivo. Chissà se anche Zoe lo era.
La bambina continuava a guardarlo eppure non lo fissava. Il suo sguardo lo attraversava come se lui non ci fosse.
Al pediatra non restava che smettere i panni del dottore per cercare di avvicinarsi alla bambina. Perciò si discostò dalla sua scrivania e si mise di fronte alla bambina.
"La sai una cosa?" le chiese.
Lo sguardo di Zoe continuava a guardarlo come se non avesse importanza, ma lui continuò.
"Conosco una bambina che non parla proprio come te. Però lei ha un buon motivo per farlo. E lo sai perché?"
Nessuna reazione.
"Non parla perché deve salvare i suoi fratelli. Se lei lo facesse, loro morirebbero."
Alla parola 'morirebbero', Zoe ebbe un tremito e, seppur minimo, fu evidente agli occhi del pediatra. Davvero la bambina aveva capito il senso della frase? 
Comunque c'è stata una reazione.
"Inoltre questa bambina, che si chiama Elisa, deve cucire dei vestiti con l'ortica per ridare ai suoi fratelli trasformati in cigni l'aspetto di essere umano e devi sapere che l'ortica fa male se viene toccata. Ti bruciano le mani. E lei non può parlare né fare un piccolo verso, neanche di dolore. Se no i suoi fratelli morirebbero."
Il pediatra fissò ancora la bambina aspettando una sua reazione. 
Aveva perso quasi ogni speranza quando...

"E poi?" 

Zoe parlò e lo stesso pediatra ne fu sorpreso tanto da chiedere: "E poi cosa?"
"Li ha salvati?" chiese la bambina.

Il pediatra fu entusiasta e rispose sorridendo: "Sì, li ha salvati."
La bambina rimase lì in un attimo di silenzio. Si vedeva che stava ripensando a quello che le era stato detto e, non soddisfatta, chiese perché i fratelli erano dei cigni.
Quando il pediatra rispose che era stata la matrigna, Zoe guardò indietro:
"La mamma deve restare ancora fuori?"
Al pediatra non sfuggì questa domanda e fece richiamare la madre.
La bambina ritornò a fissare il vuoto. Niente in quella stanza aveva importanza per lei.
Per il pediatra era ormai evidente e così disse alla bambina:
"Zoe, ti andrebbe di vedere la nostra nuova sala giochi? Adesso chiamo qualcuno che ti ci porti."
Telefonò e poco dopo venne un'infermiera che prese con sé la bambina, completamente irremovibile nella sua espressione vuota.


Appena la bambina si allontanò, il pediatra fece accomodare la madre e le disse:
"Signora, sua figlia prima mi ha parlato."
"Cosa?!"
La madre era esterrefatta. Come sua figlia ha parlato?!
"Ma allora, è normale?!"
"E' una bambina, tutto qui." rispose il pediatra.
"Sì, quello che volevo dire è che non ha un ritardo, non ha niente, giusto?!"
"Non credo. Si potrebbero fare degli esami più mirati, dei test, ma da quel poco che mi ha detto, ho potuto intuire che ha comprensione di quello che le si dice, capacità di ragionamento e di rielaborazione. E' una bambina sveglia."
"Allora perché non mi parla? Scommetto che lo fa apposta!" sbottò la madre.
Il pediatra la guardò a lungo perplesso.
Non poteva restare zitto.
"Chiedo scusa signora, ma lei cosa pensa di sua figlia? Veramente pensa che sua figlia faccia tutto questo perché desidera ingannarla? Davvero lo pensa?"
La madre tacque, ma in lei crebbe una rabbia: questo signore, sconosciuto per giunta, stava dubitando del suo valore di madre.
"E lei cosa ne può sapere? Ha dei figli? Sa che cosa vuol dire crescere una bambina e nello stesso tempo non riuscire a capirla?"
Il pediatra ci pensò un attimo. Certo, capiva la difficoltà di essere dei genitori, ma nello stesso tempo aveva visto genitori che crescevano bambini come se fossero delle marionette, sempre pronti ai desideri dei grandi.
"Ma ci ha provato? Ha provato a capirla?"
"E come faccio? Io lavoro, torno a casa e sono stanca."
La voce della madre era rotta sia dalla rabbia sia dal pianto, ma soprattutto era una questione di orgoglio.
"Signora, calmiamoci un attimo." disse il pediatra. "Noi siamo qui per aiutare Zoe, sua figlia. Evidentemente, ci sono delle cose che la preoccupano."
La madre ansimò un attimo come se fosse appena uscita da una battaglia che non intendeva perdere e prontamente chiese: "Chi ha le preoccupazioni?!"
"Sua figlia."
Mia figlia ha le preoccupazioni e io no? questo pensò la madre.
Era troppo!
Si alzò di scatto e ruggì: "Ma cosa ne può sapere mia figlia delle preoccupazioni se è solo una bambina?!"
Il pediatra era intimorito e cercava di chiarirsi: "No signora, io non sto dicendo questo. Sto solo dicendo che Zoe sente che qualcosa non va."
"Io ho le preoccupazioni!" urlò la madre "Lei sta benissimo! E' solo una bambina viziata. Sì, sono convinta che lo faccia apposta perché mi vede star male e desidera punirmi perché non sto mai con lei. E sa una cosa? Lei è un incompetente e lo dirò anche con le mie amiche. Mi avevano parlato bene di lei, ma evidentemente non è così."
Con la stessa veemenza con la quale investì il pediatra, se ne andò sbattendo la porta.
Dopo il pediatra la seguì, aprì la porta e vide che in realtà la bambina stava aspettando la madre in una sedia accanto.
La madre la guardò e afferrò il polso della bambina trascinandola per tutto il corridoio.
Tutti quanti guardarono la scena e nessuno fermò la madre, nessuno le disse niente perché tanto era qualcosa che riguardava lei e non loro.
La bambina è sua figlia e non la loro.

Il pediatra non fece in tempo a fare qualcosa, ritornò nel suo studio, si sedette e fissò anche lui il vuoto.
"Sono diventato pediatra perché avevo intenzione di curare i bambini, ma mi chiedo se a essere curati sono i loro genitori."


giovedì 19 settembre 2013

46) L'essenza della vita

Il ragno rimase sorpreso dalla richiesta del fior di loto.
Tessere? E che cosa?
Lui sapeva solamente tessere la sua ragnatela. Sarebbe andata bene per il fior di loto?
Ancora intimidito dalla magnificenza del fiore, il piccolo animale balbettava.
-Io, io, veramente...- Il ragno non riusciva a parlare.
- Cosa c'è?- chiese sorridendo il fior di loto.
- Io so fare solamente una cosa.- rispose il ragno.
- Ah, ma... Lo so benissimo ed è questo quello che chiedo. Ti sto chiedendo quello che tu sai fare. Ti sto chiedendo di tessere una ragnatela che mi possa avvolgere.-
- Perché?- chiese il ragno sorpreso.
- Perché sono incinta e ho bisogno di te.-
- Incinta?!-
Il ragno era ancora più sorpreso e il fior di loto continuava, con la sua solita calma, a parlare.
- La luna ha voluto affidarmi un piccolo seme. E' diverso dagli altri. Appartiene a questa Terra e non solo e io sono preoccupata.-
Per la prima volta, il fior di loto si mostrava impensierita.
- Io - continuava il fior di loto - non ho potuto dire di no e adesso sento che non posso più tenerlo. Deve nascere. Ora! Ho bisogno della tua ragnatela.-
La richiesta supplicante del fior di loto rese forte il ragno e questa forza gli fece tessere la migliore ragnatela che lui avesse mai fatto.
Il piccolo seme aveva bisogno di una culla che rimanesse sospesa perché così doveva nascere.

Sospesa.











"Ehi bambina, ti sei persa?"
...
"Come ti chiami?"
"Zoe."


lunedì 20 maggio 2013

44) La scelta


Assaggiai del sangue l'essenza,
ma fu così blu
che ne rimasi indignata.
Ora, la mia vita è persa
e nient'altro.
Una bocca s'aprì:
"Nel cielo verde
e nel prato blu
va' ad incontrare l'arcobaleno
e la risposta avrai."
Due labbra ribattono:
"O vivi o muori.
O resti o scappi.
O amata o umiliata.
Tocca a te decidere."
Il tempo decide da sé.
La vita non è più affar mio.
Solo una cosa mi domando:
ma che razza di tempo è
il mio?


giovedì 9 maggio 2013

42) Cosmo profondo



Sprofondare negli abissi per poi ritrovarsi nel cosmo.
Chi sono? Sono ancora Aulonia?
Sento qualcosa di diverso in me.
Tanti occhi mi osservano.
Che cosa sono?
Cosa rappresentano?
Sono galassie o no?


Comunque adesso mi sento di avere in mano un frammento di universo.
E' un sogno?

Non lo so.


Onde vaghe di energia mi circondano illuminando di madreperla l'universo e la mia pelle.

Sono una conchiglia che custodisce la sua perla.
Solo che questa perla a volte non è intatta: spesso ha le sue fasi.



lunedì 14 gennaio 2013

41) Abissi

Non si è quasi mai pronti a certe rivelazioni. Mai del tutto.
Ti senti sprofondare con il mondo intero che ti inghiotte nelle sue stesse fauci e ti digerisce con la stessa facilità di un battito di ciglia.
Può apparire un momento, ma allora perché sembra così eterno?

Aspetta!!!

Le conosco queste profondità... Sono le stesse che mi hanno accolto nei pochi attimi di riposo.

Tanti occhi mi stanno fissando. Che cosa vogliono?
E dietro questi miei occhi chi c'è? Chi vede dai miei occhi?


Delle mani più grandi delle mie mi prendono per portarmi su in superficie.
Chi sei?














Adesso è il mio turno.




mercoledì 21 novembre 2012

40) La lettera di Selace

Selace è appena scomparsa davanti ai miei occhi come quel ragazzo senza nome. 
Ancora lacrime scendono silenziosamente, ma questa volta sono accompagnate da un sorriso.
Anche se lei è sparita la sua casa è rimasta lì.
So bene che se apro la porta, lei non ricomparirà, ma forse c'è ancora il suo odore ed è questo che mi spinge ad oltrepassare il confine di quella casa.



Eccolo ancora: quell'odore, quella presenza, la sensazione che l'aria sia diventata acqua volatile.
E' un'aria quasi palpabile anche se sento che non è così forte come quando c'era lei.


Mi perdo in questa sensazione, ma giusto un momento e vedo qualcosa in fondo nella stessa stanza dove io stavo. E' una lettera.
Presto la pace che provavo si tramuta in un timore. So che dovrei leggere quella lettera, ma... non so.
Comunque stare a chiedersi cosa dovrei fare non porta a niente. 
La leggo.


Cara piccola Aulonia, so bene che saresti venuta qui e immagino che avrai già capito a che gioco stavamo giocando. Non era solo il semplice gioco della preda, tu, e del predatore, io.
Avrai già capito le mie motivazioni che mi hanno portata ad essere così dura con te, ma è stato necessario perché tu comprendessi diverse cose. Se te le avessi dette io, non mi avresti creduto.
A volte il voler essere un maestro per qualcuno è davvero difficile e così sono stata scelta io perché sapevano che in questo sono davvero brava.

Da chi è stata scelta? Qui non c'è scritto. Continuiamo.

Io poi non sono nata con questo aspetto. Sono nata umana. Mi sono semplicemente trovata così in questa maniera. Mi sono svegliata così senza che io sappia se questo è il mio corpo, se questa è la mia mente, se questi sono i miei occhi che vedono o quelli di qualcun altro.

Chissà quanto si sarà sentita sola.

Quando ti ho visto la prima volta di spalle, non credetti che fossi tu. Dissi tra me e me: "Quella è davvero Aulonia? Colei che è bambina, donna e anziana nello stesso corpo?"


Che cosa?!


"Lei che è nata per errore, ma proprio per questo lei è speciale. Non è mai da sola anche se un senso di abbandono la accompagna. Ci sono voci che la osservano, voci potenti e altre più fievoli. 
E' davvero lei quella con la schiena ricurva, quella che mi segue quasi in trance dopo che io le ho detto che non sarà più la bambina ragno? Lei che è figlia, madre e ava di questo luogo?"


?!...

So benissimo che queste cose non le sapevi, Aulonia, e immagino che ce ne saranno delle altre, cose che nemmeno io so. Non c'è un tempo di preparazione a certe rivelazioni perché quando saranno dette, ci si sente in qualche modo sperduti, senza più la pelle.






Ricordati però quelle parole rilevate dal fiore di loto per far sì che la tua ingenuità di fondo diventi consapevolezza totale senza però dimenticare il tuo cuore che non ha età.
Aulonia, confido nelle tue risorse.



Selace









P.S.: Hai mai toccato i fili che ti compongono?







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